"Liberaci dal male "
di Anna Maria Renda
Una morte come tante altre, anonima, forse casuale. Un poliziotto acuto e sensibile, una figura così intimamente familiare da poter essere scambiata per un vecchio compagno di scuola o un amico di famiglia che non si frequenta da anni. E poi una vecchia casa editrice di libri d'arte, un misterioso quadro di Dürer, un castello che richiama con nostalgia la Mitteleuropa. Intorno, i colleghi, un caso che si trascina stancamente, una gatta, la pasta con le melanzane.
La vita di tutti i giorni, insomma, volutamente consolante e monotona, a scandire il tempo del presente ed a cercare una normalità desiderata ma irraggiungibile.
Perché d'improvviso, come una finestra che si apra in una sera d'inverno a causa del vento, il passato ritorna, e con esso la guerra, il ricordo del dolore, la verità sepolta sotto il peso della memoria, inafferrabile ed ineluttabile. Allora l'incipit del romanzo di Anna Maria Renda non appare più solo come una foto ingiallita, dai contorni indefiniti: è una sentenza emessa dalla Storia, una lapide che non si può cancellare, un monito, un urlo di disperazione.
Liberaci dal male, Signore, liberaci dal rimorso che ci toglie il respiro, aiutaci a dimenticare e a farci ritornare nell'oggi, anche se la realtà è terribile, anche se la vita finisce.
L'importante è chiudere per sempre quella finestra che si apre ogni tanto nella nostra coscienza e lasciare fuori il vento gelido, dal quale ormai nessuno potrà più proteggerci.
..................................................................... Uberto Martinelli
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